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Il biologico italiano: avanti, nonostante la crisi

22
marzo 2013

Secondo i dati diffusi oggi dal SANA, la fiera internazionale dell'agricoltura biologica che si tiene a Bologna ogni anno in questo periodo, l'Italia registra un andamento in crescita a livello internazionale, in questo settore, riconfermandosi il maggior esportatore e il primo produttore di ortaggi, cereali, agrumi, uva e olive biologici.

I consumi nei primi quattro mesi del 2011 sono cresciuti dell’11,5%.Le mense scolastiche servono ogni anno circa un milione di pasti biologici e oltre 500 sono i ristoranti che propongono alimenti biologici.

Anche a livello mondiale, l’agricoltura biologica presenta un trend positivo:  negli ultimi anni il settore ha registrato tassi di crescita media che vanno dal 10 al 20% annuo.

I dati del SANA

I numeri: una superficie di oltre 37 milioni di ettari, più 42 milioni destinati alla raccolta di prodotti spontanei e all’apicoltura, 1.800.000 aziende (+31%) in 160 Paesi (erano 86 nel 2000) e un mercato del valore di oltre 54,9 miliardi di dollari (circa 40 miliardi di euro).

La superficie coltivata è cresciuta di 2 milioni di ettari; in 24 Paesi copre più del 5% della superficie agricola complessiva, in 7 supera il 10%.

Le vendite sono aumentate di 4 miliardi di dollari (quasi 3 miliardi di euro), un valore più che raddoppiato rispetto a quello del 2003.

La domanda dei consumatori è concentrata soprattutto in Europa e nel Nord America che, insieme, assorbono il 97% della spesa biologica. Asia, America Latina e Australia sono produttori significativi, ma prevalentemente dediti all’export. L’Europa è il maggior mercato mondiale per i prodotti biologici (seguita a brevissima distanza dagli Stati Uniti); i Paesi in cui il mercato biologico è più importante sono Germania, Francia e Italia, mentre quelli in cui è più elevato il consumo pro capite sono la Danimarca (140 euro pro capite di spesa biologica annua), quelli alpini (Svizzera, con il 4,7% della spesa alimentare e circa 115 euro di spesa annua a testa e Austria con una spesa pro capite di 109 euro) seguiti dalla Svezia.

La produzione mondiale: l’Australia é il primo produttore mondiale con 12 milioni di ettari coltivati a biologico, mentre l’Italia, con una superficie bio di oltre 1 milione di ettari, occupa l’ottavo posto (dopo Argentina, Cina, Stati Uniti, Brasile, Spagna e India) a livello mondiale e il secondo a livello europeo, dopo la Spagna (che la supera solo per la maggior superficie a pascoli e boschi: per quanto riguarda le superfici destinate a coltivazioni, il primato resta all’Italia), davanti a Germania, Gran Bretagna e Francia. L'Italia è anche al primo posto in Europa per il numero di imprese agricole biologiche.

Il biologico italiano: il settore ha caratteristiche fortemente innovative, soprattutto se messe a confronto con la situazione generale della nostra agricoltura: un’alta percentuale di donne imprenditrici (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di impredrenditori agricoli aventi un livello di istruzione elevato (il 50% dei produttori biologici ha il diploma, il 17% la laurea) e che ricorrono con facilità alle  nuove tecnologie (il 52% utilizza Internet). Il nostro Paese è il primo produttore al mondo di ortaggi biologici (con una superficie di 28.000 ettari, otto volte quella spagnola), cereali (con circa 200.000 ettari), agrumi (23.000 ettari), uva (con 52.000 ettari, il triplo della Francia) olive (oltre 140.000 ettari).
Vengono coltivati molti altri prodotti biologici, vere e proprie eccellenze agroalimentari come vino, olio e formaggi che negli anni hanno ricevuto prestigiosi premi in concorsi internazionali.

Tra i primati mondiali del nostro paese nell'agricoltura biologica il SANA sottolinea quello di una confettura biologica che continua negli anni a mantenere vendite superiori a quelle dei grandi marchi industriali e dei marchi privati dei supermercati.

Ma l’Italia è anche il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici (che raggiungono tutta l'Europa, gli Stati Uniti e il Giappone) per un valore che nel 2010 ha superato 1 miliardo di euro.

I consumi di alimenti biologici in Italia nonostante presentino un trend in aumento, sono ancora contenuti e rappresentano il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane, rispetto a quanto avviene in altri paesi dove l per alcune tipologie di prodotti gli acquisti sfiorano il 20% in altri stati europei come Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania e Paesi scandinavi.

Il mercato del biologico italiano è stimato in circa 3 miliardi di euro, con circa 1,8 miliardi di vendite al dettaglio in negozi specializzati, supermercati, vendite dirette delle imprese agricole (in particolare olio, vino e ortofrutta), vendite a domicilio e gruppi d’acquisto. Per quanto riguarda le aree geografiche, il consumo è maggiore nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est anche se secondo i più recenti dati ISMEA anche il Mezzogiorno registra finalmente un aumento dei consumi.

Molto  positivo l'andamento delle vendite dirette degli agricoltori: sono infatti oltre 2.000 quelli che offrono direttamente al pubblico i loro prodotti in spacci aziendali e nei mercati.

La ristorazione scolastica ha un valore di circa 250 milioni di euro e coinvolge circa un migliaio di Comuni che ogni giorno forniscono a 1 milione di bambini pasti con prodotti biologici. Sono numeri destinati ad aumentare: non solo una legge nazionale del 1999 impone l’uso quotidiano di prodotti biologici nelle mense scolastiche e molte leggi regionali premiano le amministrazioni locali che ne fanno uso, ma il Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement recentemente sottoscritto dal ministro Prestigiacomo prevede che nelle mense debba essere di produzione biologica almeno il 40% di frutta, ortaggi, legumi, cereali, pane e prodotti da forno, pasta, riso, farina, patate, polenta, pomodori e prodotti trasformati, formaggio, latte UHT, yogurt, uova e olio extravergine.

In aumento i ristoranti che propongono alimenti biologici: oggi sono oltre 500, in particolare nel centro Italia e nelle grandi città.

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